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Per Comuni, Comunità montane, privati, imprese edili, professionisti del settore, operatori immobiliari

RECUPERO EDILIZIO DELLE BORGATE: BANDO UNCEM PROROGATO. SCADENZA IL 31 AGOSTO 2012

Nuovo programma per la rivitalizzazione del patrimonio architettonico dei paesi delle vallate alpine e appenniniche del Piemonte. Entro il 31 agosto 2012 la presentazione delle manifestazioni di interesse

L'Uncem Piemonte ha presentato oggi il bando per il programma di "recupero e rivalutazione delle case e delle borgate montane del Piemonte". Entro il 31 agosto 2012, la Delegazione piemontese dell'Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani raccoglie le manifestazioni di interesse di Comuni, Comunità montane, privati, imprese edili, progettisti, professionisti del settore (ingegneri, architetti, geometri), operatori immobiliari che possono presentare programmi per la rivitalizzazione architettonica economica e sociale di aree marginali. In particolare, l'Uncem intende favorire il collegamento tra imprese ed enti locali per valorizzare il patrimonio edilizio delle Terre Alte che, secondo le stime, comprenderebbe oltre 20mila baite in 553 Comuni montani piemontesi ristrutturabili con interventi più o meno radicali. Un vero patrimonio, un "tesoro" della montagna che, secondo importanti esempi di recupero già messi in atto, può favorevolmente collocarsi su un mercato nazionale e internazionale. Baite, case, ricoveri, vecchie fortificazioni, stalle, intere borgate, spesso di proprietà di privati, ma anche direttamente dei Comuni, che oggi possono rivivere grazie all'impegno di imprese e di gruppi di professionisti, con investimenti mirati, ma anche innovative operazioni di marketing territoriale. «In molti Comuni montani del Piemonte - spiega il presidente Uncem Lido Riba - stiamo assistendo a un "ritorno" da parte di persone che erano emigrate nei decenni del dopoguerra, che oggi lasciano le città o il fondovalle, per risalire in zone montane dove acquistano e ristrutturano case abbandonate. Molto spesso sono giovani che insediano nuove imprese, non soltanto agricole, artigianali o turistiche, ma anche collegate alle nuove tecnologie, grazie al divario digitale ridottosi negli ultimi anni e alle possibilità del telelavoro».

Gli esempi virtuosi non mancano. In queste direzioni sono andate molte misure del Psr 2007-2013, come la 322 per il recupero di borghi abbandonati. Previsti nel 2009 oltre 43 milioni di euro di fondi pubblici per ristrutturare le costruzioni private, pubbliche o di uso collettivo abbandonate o sottoutilizzate negli ultimi decenni. «La misura 322 ci ha dato spunto per costruire il bando - prosegue Riba - Oggi non è più attiva, ma possiamo trovare nuove forme di rapporto tra Comuni e imprese. A sostenere questa operazione, abbiamo coinvolto l'Istituto di Architettura Montano nato all'interno del Politecnico di Torino, coordinato dall'architetto Antonio De Rossi. La stima dei costi, ci permette di prevedere investimenti di 500-1000 euro al metro quadrato per la ristrutturazione di baite che oggi hanno un valore di acquisto iniziale compreso tra i 10mila e i 20mila euro. Completamente ristrutturata, all'interno di una borgata che "torna a vivere", una casa può essere venduta a 100mila, 150mila euro. Naturalmente è possibile l'accesso ai contributi per il risparmio energetico degli edifici e a quelli per le ristrutturazioni, recentemente aumentati dallo Stato». Un programma ambizioso, sollecitato negli ultimi mesi da molte Amministrazioni comunali piemontesi. «Vecchi ruderi possono acquistare valore commerciale - prosegue il presidente Uncem - sull'esempio di quanto successo alcuni decenni fa nelle Langhe, nel Chianti, ma anche nell'Ossola o in Comuni come Ostana in Valle Po e Canosio in Valle Maira. Questo programma con il bando Uncem risponde a una precisa vocazione del territorio. Non è più un'illusione di pochi tecnici o amministratori. Una vocazione che diventa stabile e diffusa, così da trasformare le case destinate all'estinzione a causa dell'abbandono, in un patrimonio per l'intero Piemonte, capace di muovere nuova economia, creare nuovi posti di lavoro e generare nuove imprese. Un piccolo-grande tesoro della montagna che può tornare a vivere».

 


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