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RECUPERO EDILIZIO DELLE BORGATE: PROROGATO IL BANDO UNCEM. 290 LE MANIFESTAZIONI D'INTERESSE

Nuova scadenza, il 31 agosto. Con Uncem al lavoro l'Istituto d'Architettura Montana, imprese, studi di architettura ed enti locali


È stata prorogata al 31 agosto la scadenza del bando dell'Uncem Piemonte per il "recupero e la rivalutazione delle case e delle borgate del Piemonte". Sono già 290 le manifestazioni di interesse arrivate, ma sono molti i Comuni, le Comunità montane, i privati, le imprese edili, i progettisti, i professionisti del settore (ingegneri, architetti, geometri), gli operatori immobiliari che hanno chiesto alla Delegazione piemontese dell'Unione dei Comuni e delle Comunità montane di poter aderire al programma per la rivitalizzazione architettonica, economica e sociale di aree marginali. «Pur non esistendo contributi a fondo perduto per il progetto - spiega il presidente Uncem Piemonte Lido Riba - sono numerose le imprese e i professionisti che hanno confermato l'interesse a investire capitali privati per acquistare, riqualificare e rimettere sul mercato intere borgate alpine, dove vi sono oltre 20mila baite oggi in stato di semiabbandono, ristrutturabili con interventi più o meno radicali. Un tesoro unico, sul quale è necessario bloccare tentativi di speculazione ed interventi dannosi». Non a caso, il principale partner dell'Uncem nel progetto è lo Iam, l'Istituto d'Architettura montana del Politecnico di Torino, guidato dagli architetti Antonio De Rossi e Massimo Crotti. Proprio lo Iam sta lavorando a un disciplinare che conterrà le linee guida delle azioni tecniche per ridare vita a baite, case, ricoveri, vecchie fortificazioni, stalle. Sarà distribuito in tutti i Comuni, fruibile da tutti i cittadini, ma soprattutto presentato agli operatori del settore all'interno di un workshop tematico promosso dall'Uncem Piemonte il 27 e il 28 settembre, a Torino e a Ostana. «Il primo fronte del nostro lavoro è quello tecnico-architettonico - prosegue Riba - Con il disciplinare dello Iam, vorremmo anche definire una serie di convenzioni con fornitori di materiali e impianti da mettere a disposizione liberamente delle imprese del territorio che faranno gli interventi. Così si potranno abbattere i costi di ristrutturazione, obiettivo principale per riportare sul mercato le baite. Crediamo sia possibile restare sotto i 1000-1200 euro al metro quadro. Con lo Iam, creeremo un vero marchio per le case recuperate secondo i criteri definiti dal disciplinare. Avremo la possibilità di dare vita a uno specifico brand. Questo sarà utile per il programma di marketing e promozione sul mercato, nazionale e internazionale, delle abitazioni. Non saranno solo seconde case, ma le baite veicoleranno nuovi insediamenti e nuove imprese, turistico-ricettive o agricole. Anche da qui passa la rivitalizzazione dei territori montani in cui crediamo».

Gli esempi non mancano. Tra le 290 manifestazioni di interesse finora pervenute all'Uncem, vi sono già casi virtuosi di riqualificazione, come alcune borgate di Ostana, Paschiè ad Oncino, altre borgate di Pontechianale e di Sauze d'Oulx. Molti i Comuni che hanno segnalato particolari situazioni sui quali auspicano l'arrivo di investimenti e capitali privati: a partire da Condove, dove sono oltre mille le case sparse in settanta borgate, Coazze, Giaveno (dove l'Amministrazione comunale guidata da Daniela Ruffino ha riunito dieci giorni fa tutti i professionisti chiedendo la massima collaborazione nel sensibilizzare i cittadini), Carrega Ligure nell'Alessandrino, Vogogna nell'Ossola, Viù, Traves e Monastero nelle Valli di Lanzo, Alpette, Frassinetto e Ceresole Reale nelle Valli Orco e Soana, Scopello nella Valsesia, Canosio nella Valle Maira, Demonte in Valle Stura. Solo alcuni esempi, dove l'impegno comune di enti pubblici, cittadini e imprese potrà ridare vita ad aree troppo spesso considerate marginali ed economicamente poco interessanti. «La tendenza del mercato è inversa - evidenzia il presidente dell'Uncem - I territori montani, i piccoli Comuni, le stesse borgate possono diventare il fulcro di una nuova economia. Questo ha determinato nell'ultimo mese un interesse delle banche verso il nostro bando, di Finpiemonte, ma anche degli assessorati e delle direzioni regionali, con le quali si è aperto un proficuo dialogo. Inoltre, non possiamo farci trovare impreparati in vista della nuova programmazione europea 2014-2020 che prevede fondi specifici per le aree montane. I fronti della green economy devono essere percorsi in tutte le direzioni».

Anche il Consiglio regionale potrà fare la sua parte. Secondo l'Uncem è infatti necessaria una nuova legge regionale - d'iniziativa comunale, che verrà sottoposta all'Assemblea entro la fine del 2012 - per individuare sgravi fiscali, tecnici e burocratici, in grado di favorire il recupero del patrimonio edilizio dismesso nelle Terre Alte. «Ce lo chiedono tutti i professionisti e gli amministratori che abbiamo incontrato - chiarisce Riba - Non chiedono soldi o contributi a fondo perduto, ma agevolazioni normative. Non è sostenibile avere, per le ristrutturazioni, le stesse norme per un alloggio in corso San Maurizio a Torino e per la baita di Acceglio in Valle Maira. Chi è chiamato a fare politica oggi deve accorgersi di queste situazioni e trovare soluzioni legislative differenti. Non si può aspettare ulteriore tempo. Ci sono numerose sfide che questo bando, creando una nuova consapevolezza culturale, ha messo in luce. Le attuali norme bloccano o complicano l'aumento del "carico antropico", oppure il recupero in aree non raggiunte da acquedotti e linee elettriche. Ci sono ormai decine di soluzioni anche a questi problemi. Altra sfida, quella dell'individuazione dei proprietari di antiche baite o dei terreni circostanti. Spesso, il valore esiguo, negli ultimi decenni, ha fatto sì che non ci fossero atti formali di successione tra generazioni di proprietari. Bisogna individuare strumenti normativi idonei per superare questo ostacolo. E' certamente uno dei compiti della politica che sa guardare ai territori, rispondendo nel concreto alle esigenze di chi vive e opera nelle Terre Alte».

Le manifestazioni di interesse devono essere inviate a uncempiemonte@pacert.it oppure a uncem@provincia.torino.it.



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