DDL ENTI LOCALI: LE PROPOSTE UNCEM PER LE NUOVE UNIONI MONTANE

Parte domani l'esame del disegno di legge in Consiglio regionale. Dalla Delegazione, gli emendamenti migliorativi per l'articolato che prevede la trasformazione delle Comunità montane

Inizierà domani, martedì 11 settembre, in Consiglio regionale, a Torino, l'esame del Disegno di legge 192 relativo all'organizzazione degli enti locali piemontesi. Il testo tocca in particolare le Comunità montane trasformandole in Unioni montane di Comuni ed è stato licenziato il 27 luglio dalla prima commissione del Consiglio con una serie di cambiamenti sostanziali rispetto al testo varato dalla Giunta regionale su proposta dell'assessore Elena Maccanti. «Grazie all'impegno di molti Consiglieri regionali, è stato bloccato l'iniziale obiettivo scritto in legge di liquidare le Comunità montane, eliminandole, con la conseguente perdita di quarant'anni di storia di gestione associata dei servizi per i 553 Comuni montani piemontesi e di un soggetto che ha come mission lo sviluppo socio-economico del territorio», spiega il presidente dell'Uncem Piemonte Lido Riba. 

Con l'avvio della discussione in Consiglio, vi sono molti altri punti del disegno di legge da migliorare, sui quali l'Uncem ha formalizzato oggi (nella riunione della Giunta e dei presidenti delle 22 Comunità montane) una serie di emendamenti sottoposti a tutti i Gruppi consigliari. «È indispensabile non parlare nella legge di "estinzione" o "superamento" delle Comunità montane - prosegue Riba - Dalle Comunità nasceranno le nuove Unioni, con i Comuni che possono aderirvi o meno. Le unioni dovranno avere minimo 5.000 abitanti e, secondo l'Uncem, anche un numero minimo di Comuni. Non possiamo infatti frammentare il Piemonte in cento o più mini unioni che finirebbero per non avere capacità di vita e funzionamento, secondo le regole stabilito dall'articolo 19 della "spending review" nazionale. Almeno 8 Comuni insieme dunque, compresi i Comuni del fondovalle, per gestire i servizi con efficacia, efficienza e risparmio, ma soprattutto per mettere in piedi progetti relativi allo sviluppo economico delle Terre Alte, nazionali ed europei».

L'Uncem ritiene inoltre inopportuna la nomina di un commissario liquidatore se l'Unione montana di Comuni si trasforma in Comunità montana. «Farebbe un lavoro inutile, facendo spendere risorse alla Regione - evidenzia il presidente dell'Uncem - Da due anni, presidenti e amministratori delle Comunità non percepiscono indennità e gettone. Sarebbe assurdo ora consumare denaro pubblico per pagare 22 commissari liquidatori per chissà quanti mesi o anni». Le Unioni montane, a differenza delle Unioni semplici, avranno tra le competenze previste anche dalla legge nazionale, la costruzione delle opportunità di sviluppo per le Terre Alte, secondo quanto previsto dall'articolo 44 della Costituzione. «È questo il punto fermo di un percorso al quale lavoriamo da anni - precisa Riba - La gestione associata dei servizi è obbligatoria per i piccoli Comuni, ma sono ancor più fondamentali, nelle aree montane, la creazione di nuovi posti di lavoro, il supporto alle imprese, le iniziative di promozione e tutte le attività per bloccare la spirale dello spopolamento, vero dramma per il territorio montano, il 52% del Piemonte». «È indispensabile che la Regione guidi il processo di organizzazione delle nuove Unioni - aggiunge - La facoltà di decisione dei Comuni, che possono scegliere con chi unirsi e la modalità giuridica, non può non avere dei paletti. Non possiamo lanciare in aria un puzzle composto di 553 Comuni montani che in 40 anni hanno capito l'importanza, e anche le difficoltà, del lavoro sinergico, sperando che i pezzi del puzzle, cadendo, si ricompongano da soli. Prevarrebbero solo le affinità partitiche, senza un disegno funzionale e organico. Sarebbe molto grave».

«L'Unione montana sarà l'unico soggetto che potrà avere risorse economiche derivate dalla Regione, vincolate alle attività per lo sviluppo - spiega Lido Riba - e anche figure professionali per lo svolgimento di queste funzioni. Le Unioni semplici avranno solo personale condiviso tra i Comuni che le compongono. Con la Regione dovremo definire una strategia formativa per tutti gli attuali 400 dipendenti delle Comunità montane. La formazione sarà centrale per i dipendenti delle nuove unioni». «Rispetto al complessivo progetto di riforma - sottolinea Riba - l'Uncem non assumerà un atteggiamento reticente e conservatore. Non lo ha mai fatto e non lo farà. Saremo attenti come sempre per difendere e promuovere gli interessi del territorio montano e di tutta la nostra Regione, dove la rete di 1.206 Comuni che imparerano a lavorare insieme è una risorsa imprescindibile per il presente e per il futuro». 


Uncem
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