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L'Agenda Montagna proposta dall'Uncem L'Agenda Montagna proposta dall'Uncem
Per il nuovo Governo e per il nuovo Parlamento

NON FINANZIARE LA LEGGE 94 PER LA MONTAGNA, VIOLA LA COSTITUZIONE. PER LE TERRE ALTE SERVE UN SOTTOSEGRETARIO

L'Uncem ai Parlamentari: difesa dei servizi, politiche integrate di sviluppo, potenziamento delle Unioni montane, uso dei fondi europei, ritorno sul territorio del gettito dell'idroelettrico, azzeramento delle tasse per gli insediamenti produttivi sopra i 1000mt di altitudine

"La montagna, con i suoi Comuni, le associazioni, tutti gli amministratori, non si fa abbattere dal pessimismo. La collaborazione avviata con i Parlamentari piemontesi è importantissima. Vogliamo come Uncem far conoscere ai Comuni quanto fanno i nostri rappresentanti eletti. E Deputati e Senatori devono poter conoscere le nostre istanze, le proposte, le sfide, i progetti". Così il presidente Uncem Piemonte Lido Riba ha aperto stamani a Torino l'iniziativa "La montagna incontra il nuovo Parlamento", alla quale hanno preso parte diversi Deputati e Senatori piemontesi. "È oggi necessario ridare una politica integrata alla montagna, area che soffre di un handicap geografico permanente - ha spiegato Riba - Dopo un quinquennio fatto di politiche distruttive del sistema istituzionale delle aree montane, oggi siamo qui a parlare di futuro. Dopo i decreti che hanno dissolto la governance del territorio, oggi abbiamo lo strumento delle Unioni montane di Comuni, per gestire i servizi ma soprattutto per organizzare lo sviluppo economico, ai sensi dell'articolo 44 della Costituzione".

Sette i punti chiave dell'"Agenda Montagna" per il Parlamento: il rifinanziamento della legge 97 del 1994 (legge Carlotto, ultimo testo organico per la montagna), che prevedeva un fondo iniziale di 300 miliardi di lire, poi azzerato; la creazione di un sottosegretariato alla montagna; il potenziamento delle Unioni montane, evoluzione delle Comunità montane, come strumento di programmazione per le Terre Alte; individuazione per le aree montane di una percentuale del gettito derivante dall'uso dell'acqua e delle altre risorse che la montagna mette a disposizione; valorizzazione del patrimonio boschivo; recupero del patrimonio edilizio abitativo abbandonato: cinquemila immobili, che possono essere rivitalizzati facendo lavorare le imprese locali. "Ancora più importante - ha affermato Lido Riba - è l'eliminazione delle tasse per gli insediamenti produttivi o commerciali nelle aree montane. Via ogni tassazione per chi apre negozi o imprese sopra i mille metri di altitudine".

Nel corso dell'incontro sono intervenuti il direttore di Legautonomie Piemonte Marita Peroglio, il presidente dell'associazione Dislivelli Giuseppe Dematteis, l'assessore alla Montagna della Provincia di Torino Marco Balagna, il Comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato Alessandra Stefani, Alberto Sasso dell'associazione Ri-Abitare le Alpi, Roberto Boulard, presidente delle Guide Alpine, e i Parlamentari: Paolo Vitelli e Mariano Rabino (Lista Civica per Monti), Michelino Davico (Lega Nord), Chiara Gribaudo, Francesca Bonomo, Magda Zanoni, Mauro Marino, Elena Ferrara, Mino Taricco, Umberto D'Ottavio, Stefano Lepri, Luigi Bobba, Enrico Borghi (Partito Democratico), Lucio Malan (Pdl).

"Non vogliamo in Parlamento un nuovo fantomatico gruppo di ?amici della montagna', ma un gruppo di montanari. Che conoscano le esigenze dei territori - ha ribadito il presidente nazionale Uncem e deputato, Enrico Borghi - Ho depositato la scorsa settimana alla Camera un progetto di legge con le ?Disposizioni per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni e la riqualificazione della aree rurali italiane'. Uno strumento con cui inserire i temi legati al territorio nei prossimi provvedimenti normativi. Oggi è necessario rilanciare in termini culturali il tema dei piccoli Comuni. Per ridare loro dignità, una prospettiva culturale prima ancora che politica. Il piccolo Comune non è uno spreco e questa non è ancora una battaglia vinta. C'è un filone culturale nel Paese che tenta di distruggere i poteri locali. E immagina sia lo Stato centrale il risolutore di ogni problema. Dobbiamo poi spiegare al Paese che questo è uno Stato moderno, avanzato, se riparte dalle specificità del territorio montano e rurale. È la nostra sfida, nella creazione di un nuovo patto tra città e montagna".

Altra questione, l'armonizzazione normativa. "Abbiamo bisogno di rimettere ordine nel sistema istituzionale - ha concluso Borghi - Dobbiamo armonizzare la legislazione nazionale: nelle leggi dove c'è scritto Comunità montane, dobbiamo scrivere Unioni montane. Il tema oggi non è chiedere soldi a Roma, ma che nell'articolazione dei fondi che già ci sono, Roma si accorga che esiste la montagna. Dobbiamo dunque fare un ?Piano per le aree rurali', al pari del ?Piano città', realizzato negli anni scorsi. Solo così si può articolare una vera politica di intervento, dove gli investimenti hanno ricadute e moltiplicano gli utili. Per le città questo è già stato definito". Sull'uso dei fondi europei, Borghi ha sottolineato l'importanza del lavoro del Ministro Barca, con la ?Strategia nazionale per le aree interne". "Stiamo parlando di un miliardo di euro in sei anni. Così cambia la nostra prospettiva - ha detto il presidente nazionale Uncem - Dobbiamo discutere su strumenti e organizzazione del territorio. Sulla governance, serve un'organizzazione, stabile, con le Unioni strumento per la gestione dei fondi e dei progetti. Altrimenti il territorio montano non avrà la capacità strutturale per gestire i finanziamenti europei da oggi al 2020".



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