RICORSO AL TAR CONTRO LA REGIONE: ALLE COMUNITA' MONTANE 6 MILIONI DI EURO PER LA DIFESA DELL'ASSETTO IDROGEOLOGICO

Il Tribunale amministrativo dà ragione alla Comunità montana Alpi del Mare: i fondi per i piani di manutenzione devono andare solo agli enti montani, come stabilito dalla legge 13/1997

La Regione Piemonte, attraverso le Ato, dovrà assegnare alle Comunità montane sei milioni di euro per la manutenzione ordinaria del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Lo ha stabilito una sentenza del Tar che ha sospeso la delibera della Giunta regionale 52-6255 del 2 agosto 2013 dopo il ricorso presentato dalla Comunità montana Alpi del Mare, rappresentata e difesa dall'avvocato Michele Parola. 

"Abbiamo ottenuto la sospensiva del provvedimento con una motivazione chiarissima - spiega Ugo Boccacci, presidente della Comunità montana -. Il Tar conferma il nostro presupposto cioè che sei milioni di euro, provenienti dalla quota di tariffa del servizio idrico integrato, non possono essere distratti illegittimamente e non destinati alle Comunità montane. Tutti i 22 enti sovraccomunali realizzano i Piani di manutenzione ordinaria, d'intesa con la Regione. Si tratta di opere che vanno oltre i confini amministrativi dei singoli Comuni, in quanto eseguiti per le difese spondali di fiumi e torrenti, per la protezione delle fondi idriche, per la gestione dei versanti e la prevenzione dei movimenti franosi. È inammissibile, secondo il Tar, un atto senza accordi politici, senza intese con gli enti locali. La Regione non sapeva come pagare interventi promessi, così ha fatto leva sulla cassa disponibile. Una pratica che andrebbe sempre evitata, a maggior ragione quando tocca soldi previsti per proteggere e salvaguardare un territorio fragile. Con oltre 150 milioni di euro di interventi, in Piemonte dal 2000, oggi possiamo evitare eventi drammatici come quelli registrati in Liguria o in Toscana negli ultimi mesi. La Regione Piemonte deve fare marcia indietro, soprattutto nel riconoscere una volta per tutte il ruolo insostituibile degli enti sovraccomunali, gli unici in grado di prevedere interventi per lo sviluppo locale e per la prevenzione del dissesto". 

I fondi Ato - che oscillano tra una percentuale del 3 e l'8 per cento della tariffa pagata dai piemontesi per il ciclo idrico - sono tra i pochissimi esempi in Italia di Pes, Pagamento dei Servizi ambientali ed ecosistemici, attivo da anni negli Usa: uno strumento efficace per riconoscere alle aree montane e rurali il ruolo nella protezione e nella difesa delle risorse naturali a vantaggio dell'intera collettività. "In altre parole - spiega l'on. Enrico Borghi, presidente nazionale dell'Uncem - questo sistema garantisce ai territori i fondi necessari affinché la montagna non frani sulla città. Si genera così un nuovo rapporto, sussidiario, tra aree urbane e rurali. Ce lo insegna New York, che paga ogni anno (con tassazione pubblica) decine di milioni di dollari per l'acqua potabile e per difendere i bacini di approvvigionamento nelle zone montane a nord della Grande Mela. In Italia, il Piemonte con l'articolo 8 della legge 13/1997 è stato avanguardista, con una gestione illuminata dei beni pubblici, confermata anche dal Premio Nobel per l'Economia Elinor Ostrom". 

"La sentenza del Tar - aggiunge Lido Riba, presidente Uncem Piemonte - spazza via una cultura municipalista e individualista. I fondi Ato vanno usati per i Piani di manutenzione ordinaria e per nient'altro. Il Tar è chiarissimo: nessuna distrazione, nessun intervento a pioggia per colmare questo o quell'interesse localista. I 6 milioni di euro che la Giunta prevedeva di assegnare per opere previste dalla legge 18/1984 devono essere utilizzati solo per la legge 13/1997, come è sempre avvenuto". Dei 6 milioni di euro, 1,5 milioni andrà alle Comunità montane del Torinese, 2,2 a quelle di Cuneo, 1,3 a quelle alessandrine, 307mila euro alle biellesi e Valsesia, 540 alle Comunità del VCO. Solo questi ultimi erano già stati ripartiti alle Comunità montane dall'Ato 1 VCO-Pianura Novarese, dopo un ricorso analogo a quello delle Alpi del Mare presentato dalla CM Valli dell'Ossola. "La sospensiva - conferma il vicepresidente Filippo Cigala Fulgosi - dimostra che avevamo visto giusto. I fondi non possono essere distratti. Il sistema montano dimostra compattezza, di saper guardare alle necessità vere del territorio, di saper andare oltre le necessità dei singoli per condividere gli interessi generali di una valle, delle Terre Alte". 


Uncem
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