USO DELL’ACQUA: AGEVOLARE I COMUNI CHE VOGLIONO FARE INVESTIMENTI. NECESSARI PIANI DI AZIONE PER OGNI VALLATA

Con imprese ed enti locali è possibile favorire la costruzione di piccoli invasi e mini impianti idroelettrici. La Maira Spa è un modello per l'Italia. Ma serve programmazione, con la nuova Regione
Migliorare l'uso dell'acqua è certamente una priorità per enti locali, imprese e tutto il sistema-montagna piemontese. Uncem raccoglie con favore l'invito lanciato nei giorni scorsi da Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, per garantire in Piemonte una migliore gestione economica e ambientalmente compatibile del'oro blu. Da tempo, Uncem si batte affiché la risorsa idrica venga impiegata più efficacemente per scopi potabili, irrigui, idroelettrici, garantendo ai Comuni e alle Comunità montane la capacità di programmazione dell'uso dell'acqua con Regione e Province. Cinque i punti sui quali vale la pena di impostare i piani d'azione:

1. L'acqua è una risorsa che ha il suo bacino naturale nelle aree montane e le Terre Alte cuneesi sono tra le più ricche d'acqua d'Europa. Solo unita all forza di gravità l'acqua permette, con i suoi molteplici usi, un beneficio economico che deve essere ripartito adeguatamente tra chi produce la risorsa, con tutte le sue componenti (compresa appunto la forza di gravità) e chi la utilizza. Reimpostare il rapporto tra montagna produttrice e città consumatrice è il vero obiettivo di un sistema economico che, utilizzando le risorse naturali, vuole essere sussidiario e sostenibile. Nel 2010, nella manifestazione Diga day ai piedi della Diga di Entracque, Uncem ribadì che senza un adeguato compenso la montagna non può continuare a cedere risorse, finora non adeguatamente riconosciute dalle regole ai quali si appellano i big player internazionali in particolare dell'idroelettrico. Non a caso, i deputati Enrico Borghi (presidente nazionale Uncem) ed Ermete Realacci (già presidente Legambiente) hanno introdotto nella proposta di legge sui piccoli Comuni e le aree rurali (in discussione in Parlamento), il Pagamento dei servizi ecosistemici e ambientali, già in funzione in molti Paesi e da avviare anche in Italia. Il territorio dove il bene viene prodotto e stoccato - la montagna per acqua, foreste, paesaggio, ambiente? - deve essere riconosciuto anche economicamente nel suo ruolo. Lo insegna New York che paga milioni di euro l'anno ai territori rurali che circondano la città per la risorsa idrica messa a disposizione.

2. Il Piemonte ha introdotto con la legge 13 del 1997 un sistema intelligente di pagamento dei servizi ecosistemici per l'idropotabile, con la percentuale della tariffa destinata agli enti montani per interventi di difesa delle fonti idriche e di tutela dell'assetto idrogeologico (prevenzione del dissesto). È quantomai inopportuno e poco lungimirante mettere in discussione - come recentemente avvenuto, tra la perplessità diffusa di centinaia di amministratori pubblici - questo sistema che ha generato oltre 50 milioni di euro di interventi negli ultimi vent'anni.

3. È necessario approntare piani di valle - uno in ciascun bacino idrografico alpino piemontese - per l'uso della risorsa idrica nei suoi diversi scopi, in particolare quello idroelettrico. Solo così si mette ordine nella richiesta di concessioni e si permette un uso corretto dell'acqua, a vantaggio di tutti i soggetti portatori di interesse. Le Unioni montane, nella loro logica sovraccomunale, permettono in questo percorso di superare le individualità e gli obiettivi di singole municipalità, agendo piuttosto in una logica di valle, secondo gli interessi territoriali. Per le concessioni, Uncem ha chiesto al Parlamento di inserire nel pdl Borghi-Realacci una norma che agevoli i Comuni (con priorità rispetto alle imprese) o i gruppi misti pubblico-privati (come la Maira Spa, modello per l'Italia) nella richiesta di concessioni idroettriche. Sulla provincia di Cuneo, si potrebbero ancora realizzare piccoli impianti per oltre 100 megawatt elettrici di potenza installata. Nessuna compromissione ambientale (le coclee sono sistemi moderni e intelligenti per il mini e il microidroelettrico per i quali non servono condotte o devizioni dei corsi d'acqua), nessuna sottrazione del deflusso minimo ambientale: le regole ci sono e si può fare opportuno sviluppo delle aree montane (è un diritto per le Terre Alte) valorizzando ambiente e paesaggio, generando anche nuovi flussi turistici.

4. Nel giro di pochi mesi verranno bandite dallo Stato le gare per il rinnovo delle concessioni delle grandi derivazioni idroelettriche (grandi invasi). In questo percorso, Uncem sarà a fianco degli enti locali e dei territori nella richiesta di un maggiore e corretto "ritorno" economico ai territori per la risorsa che le imprese utilizzano per enormi business ed enormi guadagni. Non solo "briciole" per la montagna (oggi a fronte di un gettito annuo dell'idroelettrico in Piemonte di 1miliardo e 200 milioni di euro, "ritornano" al territorio con i meccanismi dei sovracanoni solo 22 milioni di euro: cifre che richiamano la peggiore economia coloniale). L'attuale meccanismo deve essere profondamente rivisto, con un sistema Montagna che sappia affrontare le multinazionali del settore: Uncem è pronta a fare la sua parte.

5. Priorità e accompagnamento per quei territori che hanno già avviato studi di fattibilità e accordi di programma per piccoli invasi. È il caso di Serra degli Ulivi o di Reboissino, nel Cuneese. Non sono gli unici. Qui le sinergie territoriali hanno già permesso di approntare studi e progetti: le risorse per la realizzazione di queste opere strategiche devono essere individuate. Le imprese possono fare la loro parte d'intesa con gli enti locali. In molti casi i progetti hanno già ricevuto il via libera di assessorati e direzioni regionali, nonché dei ministeri competenti. Uncem è convinta che le strade per trovare risorse (in conto capitale o interessi) vi siano: fondi nazionali, fondi europei, cassa depositi e prestiti, istituti di credito. È necessario operare subito per mettere al più presto in cantiere le opere.


"Come da decenni a questa parte in prossimità della stagione estiva ricominciamo a parlare di invasi - spiega Roberto Colombero, sindaco di Canosio (CN) - Se vogliamo essere seri e pragmatici, dobbiamo partire dal ruolo che i territori devono avere in questa partita. La logica del ?serve alla pianura' deve essere tramutata in ?quali interessi comuni abbiamo'. La valle Maira ha un suo piano di sviluppo strategico realizzato dal territorio stesso tramite la sua società strumentale, la Maira spa, in cui la valorizzazione plurima idrica, idropotabile ed elettrica della risorsa è un tassello fondamentale che declina nella realtà le tre direttrici su cui si deve muovere ogni grande opera: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e prossimità territoriale. Nel progetto di Reboissino di San Damiano Macra ritroviamo tutto questo: noi ci siamo, parliamone.

"Sui cinque fronti evidenziati insistiamo da tempo - spiega il presidente Uncem Piemonte Lido Riba - affinché vi sia una seria programmazione attorno a una delle filiere più importanti per il Piemonte. Nessuno vuole compromettere la risorsa o il territorio. Chi usa questi pretesti, vuole negare al territorio le possibilità di sviluppo. Ecco perché crediamo che tutti i soggetti territoriali pubblici e privati, che hanno a cuore un'omogenea crescita economica per Cuneo, per le sue vallate e per tutto il Piemonte, devono credere in questo nuovo percorso di valorizzazione dell'oro blu. Promuoveremo un'azione seria e coordinata con la Regione Piemonte, con la nuova Giunta e tutti i Consiglieri. Non abbiamo tempo da perdere".



Uncem
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