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POSTE: ORDINE DEL GIORNO INVIATO A TUTTI I COMUNI CONTRO LA CHIUSURA DEGLI UFFICI E IL RIDIMENSIONAMENTO DEI SERVIZI

Documento Uncem da adottare in Consiglio o in Giunta e da trasmettere al Presidente Renzi. Necessaria la massima mobilitazione, anche degli Enti non toccati dl piano di ridimensionamento
Uncem ha inviato nelle ore scorse a tutti i Comuni e alle Unioni montane un ordine del giorno che apre la fase di mobilitazione contro i tagli dei servizi e la chiusura degli uffici, annunciati da Poste italiane. Dopo l'intervento del presidente Chiamparino, sollecitato dal presidente nazionale Uncem Borghi, e le azioni in Parlamento, gli enti locali sono pronti a bloccare il piano di ridimensionamento che tocca aree montane e urbane con effetti profondamente diversi. Se in città il taglio di uffici non influisce sulla disponibilità di opportunità e di servizi alternativi (o distanti qualche isolato), per le Terre Alte la perdita di un ufficio postale in un Comune significa perdere uno dei pochi presidi rimasti per la cittadinanza, di fatto la presenza dello Stato con i servizi base per chi risiede e opera sul territorio, in particolare per la terza età e le fasce deboli della popolazione.

L'ordine del giorno - diffuso da Uncem anche in altre Regioni - richiama l'importanza del Servizio postale universale, previsto dalle vigenti leggi statali. "Poste - evidenzia Lido Riba - non può non tenerne conto. È ridicola la decisione unilaterale di tagli o la consegna a giorni alterni della corrispondenza. Solo dopo le nostre sollecitazioni Poste ha accettato un confronto con le istituzioni e mi risulta che Chiamparino incontrerà i vertici dell'azienda la prossima settimana". Nell'odg che i Comuni sono invitati ad approvare - tutti anche quelli non coinvolti dal piano, montani e non - si richiama il piano di riorganizzazione previsto dall'azienda, che secondo fonti sindacali dovrebbe diventare effettivo dal 13 aprile nell'ambito dell'avviato processo di privatizzazione; prevederebbe, a livello nazionale la chiusura di 455 uffici postali e la riduzione degli orari di apertura in 608 uffici, di cui rispettivamente in Piemonte 40 chiusure e 134 ridimensionamenti di orario. Uncem richiama la lettera che il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, rispondendo a specifica missiva del Presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo Sviluppo della Montagna Borghi, nella quale si ricorda l'apposita delibera dell'Authority e gli "specifici divieti di chiusura di quegli uffici che servono gli utenti che abitano nelle zone remote del Paese, ritenendo prevalente l'esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio". La delibera AgCom obbliga Poste Italiane ad avviare con congruo anticipo con le istituzioni locali delle misure di razionalizzazione per avviare un confronto sulle possibilità di limitare i disagi per le popolazioni interessate individuando soluzioni alternative più rispondenti allo specifico contesto territoriale.

L'ordine del giorno impegna il Governo "ad aprire un tavolo di concertazione con le amministrazioni locali per avviare una discussione sul ridimensionamento al fine di scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei Comuni più piccoli, evitando così che decisioni unilaterali assunte da Poste arrechino disagi ai cittadini-utenti che non vedono garantita l'erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell'accordo siglato fra le Poste Italiane Spa e lo Stato". "Uncem metterà in campo altre azioni - conclude Riba - che evitino ogni distruzione di servizi voluta da chi ha ricevuto, come Poste, uno specifico mandato dallo Stato. Disattenderlo potrebbe configurare anche il reato di interruzione di pubblico servizio".


Uncem
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