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La lettera inviata dall'Uncem ai Parlamentari piemontesi La lettera inviata dall'Uncem ai Parlamentari piemontesi
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La pagina della Stampa con la protesta dei sindaci La pagina della Stampa con la protesta dei sindaci
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RIDOTTO IL FONDO DI SOLIDARIETA PER I COMUNI. APPELLO UNCEM AI PARLAMENTARI PIEMONTESI: BASTA TAGLI O GLI ENTI COLLASSERANNO

Sindaci preoccupati per come assicurare i servizi di base ai cittadini. Le riduzioni di trasferimenti penalizzano le comunità, anche nei Comuni più virtuosi. La reazione: ''Ora dovete tagliare al centro''
"Lo Stato non ci dia risorse. Azzeri i trasferimenti. Ma ci lasci tutto quanto incassiamo dall'Imu e dalle imposte locali". È questo il messaggio che i sindaci dei Comuni montani hanno lanciato sabato scorso all'interno del Congresso Uncem, dove è stata ribadita la contrarietà degli Enti locali a ogni nuovo taglio, lineare e non. "Roma ci dimentichi", hanno ribadito i sindaci. Provocazione certo, sintesi delle difficoltà nelle quali si trovano i sindaci. Come Roberto Colombero di Canosio, Carlo Grosso di Mosso, Giacomo Lombardo di Ostana, Ernestina Assalto di Lanzo, Danilo Breusa di Pomaretto... Tutti compatti nel dire no ai tagli. Durissima la presa di posizione dell'Uncem contro l'ulteriore diminuzione del Fondo di solidarietà comunale, (qui i dati, Comune per Comune: http://finanzalocale.interno.it/apps/floc.php/in/cod/25) comunicato giovedì agli Enti. "Basta con i tagli ai Comuni, si tagli al centro", afferma Lido Riba, presidente Uncem Piemonte. La riduzione del Fondo di solidarietà (ogni sindaco versa il 38,23% dell'Imu generata dall'aliquota standard) è un'ulteriore taglio dopo quello della spending review di Monti e il bonus Irpef del decreto 66/2014. Tagli che si stratificano e mettono a rischio i servizi di base ai cittadini. "Chi ha voluto questi tagli - prosegue Riba - diceva anche di voler costruire un sistema federale. Così, con questa promessa, i Comuni stanno per collassare. Chi paga di più è oltretutto il più virtuoso, quello che ha una bassissima spesa corrente, un basso livello di indebitamento, ha fatto investimenti e avrebbe bisogno di personale che non può assumere. Ancora, subisce il Patto di stabilità se ha più di mille abitanti. I migliori sono quelli che devono versare più risorse nelle casse dello Stato, per "solidarietà". Risorse che poi lo Stato si tiene in gran parte. Oppure vanno a Comuni che non sono stati virtuosi, si sono indebitati. Solidarietà si, ci stiamo, ma con equità e correttezza, rispetto verso l'impegno di chi ha fatto meglio. Ecco perché abbiamo bisogno di un modello organizzativo degli Enti locali e della Pubblica amministrazione profondamente diverso da quello attuale".

Forte perplessità dall'Uncem per le parole del Ministro Padoan che ritiene ci sia ancora molto da tagliare. Uncem ha scritto ai Parlamentari piemontesi affinché ciascuno faccia la sua parte per bloccare i tagli agli Enti e restituire il giusto ruolo alle Autonomie locali. "Margini per nuovi tagli alla spesa pubblica? Vero - afferma Enrico Borghi, deputato e presidente nazionale Uncem - Ma dove? Sul totale complessivo della spesa pubblica, lo Stato centrale pesa il 29,9%, i Comuni il 7,6%, le province l'1,3%, le Regioni il 18% ma se si esclude la sanità la proporzione scende a meno della metà. Il 40% della spesa avviene attraverso gli enti previdenziali. Dai numeri, i tagli sono stati più a Comuni e Regioni che allo Stato centrale. Da Berlusconi fino all'ultima legge di stabilità esclusa, se dai tagli sulla spesa tendenziale andiamo a quelli ?nettizzati', le Regioni a statuto ordinario hanno subìto tagli per 9,7 miliardi, quelle a statuto speciale per 3,3 miliardi, le Province per 3,7 miliardi, e i Comuni per la bellezza di 8,3 miliardi: il che spiega perché i Comuni abbiano in qualche misura ancora più ragioni a protestare delle Regioni. Per questo è
il momento di tagliare sui Ministeri e sullo Stato se vogliamo diminuire stabilmente la spesa pubblica, abbassar la pressione fiscale e intercettare la ripresa".


Uncem
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