RIVITALIZZAZIONE DEI BORGHI ALPINI: RIMEDIARE IN TEMPI STRETTI ALLA MANCANZA DI RISORSE SUL PIANO DI SVILUPPO RURALE 2014-2020

Psr all'esame di Bruxelles, ma necessario tenere conto degli appelli dei Comuni montani e degli Ordini professionali. Recupero dei borghi montani è un asse principale di sviluppo non tralasciabile
Nel nuovo Piano di sviluppo rurale della Regione Piemonte, che garantirà oltre 1 miliardo di euro per interventi su agricoltura, montagna e foreste, non ci saranno risorse per il recupero e la rivitalizzazione dei borghi alpini. Quella che era stata una delle più grandi misure del Psr 2007-2013 non è purtroppo stata reinserita nel nuovo Piano, nonostante i ripetuti appelli - negli ultimi due anni - dell'Uncem con molti Comuni, diversi Ordini professionali. Nel 2009, l'allora misura 3.22 del Psr, per il recupero dei villaggi alpini, ha consentito a 35 Comuni di rivitalizzare altrettante borgate grazie a quasi 40 milioni di euro di fondi UE e almeno la stessa cifra in cofinanziamento pubblico e privato. 100 milioni di euro investiti negli ultimi cinque anni su immobili, strade, servizi. Case in pietra recuperate, tetti rifatti in legno e lose, strade sistemate, cavi aerei interrati. Ma anche piccoli negozi riaperti, artigiani tornati nelle loro storiche botteghe, giovani pronti a riscoprire la valle. La 3.22 ha permesso un rilancio dell'edilizia lungo le vallate, creato posti di lavoro stabili nei borghi recuperati, consentito un mantenimento e un presidio del territorio impensato e impensabile sino ad allora. Ha garantito diverse iniziative emulative in tutte le vallate piemontesi. Inoltre, quella misura fu innovativa già nella prima selezione dei borghi candidabili, attuata dalle Comunità montane; consentì poi interventi ai privati, con un sistema finalmente capace di premiare chi vive e lavora in montagna.

"Sul Psr oggi non abbiamo una misura analoga - spiega Lido Riba, presidente Uncem Piemonte - Nella misura 7 con le sue sottomisure sono stati inseriti fondi per la manutenzione delle strade comunali, per la stesura di piani di sviluppo comunali, per gli alpeggi, per la banda larga e altri servizi, per le infrastrutture turistico-ricettive, per la stesura di manuali paesaggistici. Cose utili, si spera, ma che non eguaglieranno mai, sul piano politico, istituzionale, economico, imprenditoriale, la spinta al recupero dei borghi alpini data con la 3.22 nel 2009. Il rischio è di abbandonare una chiara strategia e non averne un'altra migliore. Lo abbiamo ribadito decine di volte con gli ordini professionali e oggi lo ribadiamo, mentre il Psr 2014-2020 è all'esame degli uffici UE a Bruxelles. Forse non potremo correggere il piano, ma
dobbiamo avere una chiara strategia per ridare un senso a oltre 5000 immobili abbandonati. È infatti impossibile parlare di blocco del consumo di suolo senza avere un chiaro indirizzo su cosa fare dei borghi alpini".

Il tema del recupero dei borghi è diventato negli ultimi anni - proprio grazie all'intervento apripista del Piemonte - un tema forte trattato sui media di tutt'Italia, dalle tv alle riviste. Da Solomeo a Santo Stefano di Sessanio, da Matera a Ostana, i borghi sono oggi al centro di un rilancio turistico, imprenditoriale, culturale del Paese. Lo dimostrano i numeri in crescita del turismo estivo ad esempio, il fiorire di alberghi diffusi e agriturismi oppure agriasili rurali e B&B. Uncem ha anche realizzato il marchio Borghi Alpini creando un circuito di 50 Comuni piemontesi che hanno fatto interventi o li hanno in programma. Centinaia gli architetti, i geometri e gli ingegneri che hanno iniziato a guardare verso l'alto. Un settore, quello legato al recupero nelle Terre Alte, che potrebbe avere forte espansione se collegato - con un chiaro impegno istituzionale - alla vendita immobiliare e all'apertura di nuovi mercati. Non sfuggano le iniziative di vendita e promozione dei borghi su EBay. "È evidente che si tratta di percorsi lunghi - proseguono i vicepresidenti Uncem Paola Vercellotti e Marco Bussone - non semplici in una fase strutturale di crisi, ma sono profondamente necessari per la montagna che non è solo il territorio ludico delle escursioni e degli alpinisi. Ma è un luogo vitale che guarda anche a come reinsediare persone e imprese, fa marketing e crea eventi. Attira aziende innovative e genera posti di lavoro. Il Psr poteva aiutare questo percorso, comunque necessario. Mai come oggi, servono sgravi fiscali e burocratici, strade aperte e strategie. Peccato il Piano di sviluppo rurale non accolga queste necessità di rivitalizzazione dei borghi alpini. La consideriamo una limitazione rispetto al passato, nonostante i nostri sforzi d'intesa con centinaia di Comuni".

Uncem
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