LUPI SULLE AREE MONTANE DEL PIEMONTE: RIPENSARE IL CORRETTO MODELLO DI GESTIONE VUOL DIRE INDIVIDUARE DEI PIANI DI CONTENIMENTO

Procedere con piani straordinari per salvaguardare, pascoli, aree coltivate, fruitori della montagna
L'ennesimo attacco al bestiame in alpeggio da parte di lupi, avvenuto nei giorni scorsi nel Comune di Fenestrelle, impone di ripensare al modello di gestione del lupo nelle aree alpine - come giustamente evidenziato da Coldiretti - ma anche di di individuare specifici piani di contenimento. Se i lupi visti e censiti sono troppi, bisogna pensare a una limitazione dei capi, da fare attraverso un lavoro che coinvolga la Regione, i Comprensori alpini di caccia, il Corpo forestale dello Stato, le Unioni montane di Comuni, gli Enti parco, le associazioni di categoria del mondo agricolo. Piano che certamente non può prescindere da quanto avviene in aree alpine di altri Paesi europei, Francia, Austria e Svizzera in primis.

Uncem su questo fronte sta dalla parte degli allevatori e di chi gestisce attività economiche in montagna. Già con il proliferare di ungulati, negli ultimi anni, Uncem aveva chiesto agli Ambiti di Caccia di procedere con piani straordinari per salvaguardare, pascoli, aree coltivate, fruitori della montagna. Troppi i rischi per le imprese, ma anche per chi frequenta la montagna per attività imprenditoriali nelle Terre Alte e ludico-sportive. Quanto di tragico avvenuto in altre parti d'Italia, dimostra che avevamo ragione. Non vorremmo dover assistere ad altre tragedie causate da lupi o cinghiali, compresi incidenti sulle strade causati proprio dalla presenza di animali selvatici. Con la Regione è possibile definire una nuova strategia per contenere i lupi e anche, sul medio periodo, per evitare l'aumento di porzioni di territorio in abbandono: la crescita continua del numero di lupi ha infatti tra le cause un abbandono del bosco e una non gestione delle foreste che interessa gran parte dell'arco alpino, in particolare il Piemonte. Il presidio e la gestione attiva del territorio, con la presenza dell'uomo, sono determinanti per evitare l'aumento di canidi selvatici e ungulati.



Uncem
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