OSPEDALI: NECESSARIO IL DIALOGO CON IL TERRITORIO

La mobilitazione contro la chiusura e il ridimensionamento delle strutture
Audizione di sindaci in Consiglio regionale

L'Uncem ha seguito con particolare attenzione le notizie relative al possibile ridimensionamento dell'ospedale di Lanzo e di altre analoghe strutture piemontesi nel territorio montano. I rappresentanti della Delegazione hanno più volte chiesto ai vertici regionali dell'Assessorato alla Sanità - che stamani in Consiglio regionale hanno incontrato i sindaci dei Comuni della Comunità montana Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone - una necessaria riflessione sulla distribuzione dei servizi (sanitari e socio-assistenziali) nelle aree montane, a "domanda debole", nelle quali vi è alta dispersione geografica e bassa densità di popolazione. «Senza adeguati servizi nelle aree montane - spiega il presidente dell'Uncem Piemonte Lido Riba - rischiamo di assistere a una nuova ondata migratoria verso le aree urbane, a un nuovo drammatico spopolamento, già registrato negli ultimi cinque decenni. Sono altresì convinto che in molti ambiti é possibile mettere in atto programmi di riorganizzazione dei servizi, per un risparmio necessario al sistema Piemonte e al sistema Italia. Ma queste ristrutturazioni di servizi consolidati, efficienti, in molti casi di vera eccellenza, non possono dimenticare la specificità delle aree montane. L'ospedale di Lanzo è un esempio positivo di gestione dei servizi sul territorio, dove lavorano molti operatori residenti in zona e dove scendono ogni giorno centinaia di persone dai Comuni delle valli - molti gli anziani - che troverebbero particolari difficoltà a raggiungere Ciriè e ancor più Torino. Bisogna inoltre tenere conto della "popolazione equivalente" dei Comuni che nelle Valli di Lanzo e in altre vallate alpine hanno una forte vocazione turistica, estiva e invernale, con migliaia di arrivi e presenze».

L'Uncem ha tra i suoi principali impegni il sostegno agli enti locali nell'assicurare servizi efficaci ed efficienti a quanti vivono nelle Terre Alte del Piemonte, il 52 per cento del territorio regionale, con 553 Comuni e 22 Comunità montane, nei quali risiedono 800mila piemontesi. «Il servizio sanitario - prosegue Riba - è certamente uno dei principali diritti di tutti i cittadini e richiede una programmazione specifica nelle aree montane, nelle quali l'organizzazione non può essere la stessa di quella delle aree urbane, delle città e della pianura. In montagna, per qualsiasi servizio, è necessario andare oltre alla logica dei numeri meramente economica per considerare altresì peculiarità geografiche e territoriali. La riduzione di servizi, il ridimensionamento di reparti ospedalieri, la chiusura di ambulatori o la mancata sostituzione di strumenti diagnostici obsoleti, sono preoccupanti segnali di disattenzione verso l'adeguato assetto del servizio sanitario nel territorio montano».

L'Uncem è pronta a condividere iniziative e concrete azioni che verranno  programmate per evidenziare l'importanza dei servizi nelle Terre Alte, affinché i residenti nelle aree montane possano sentirsi "uguali" a quelli delle aree urbane e delle grandi città e non gli eterni penalizzati dalla scure dei tagli che cade dove le banali logiche numeriche sono penalizzanti.

 

 

Uncem
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