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Il manifesto dell'Uncem Il manifesto dell'Uncem
I numeri dell'idtroelettrico in Piemonte I numeri dell'idtroelettrico in Piemonte

NUOVO RUOLO DELLE TERRE ALTE NELLA GESTIONE DELL'ACQUA

Necessario riequilibrare i rapporti tra consumatori e produttori della risorsa
La conferenza stampa dell'Uncem Piemonte

Un nuovo ruolo per il territorio montano piemontese nella gestione dell'acqua, utilizzata per scopi potabili, energetici e irrigui. Lo chiede l'Uncem Piemonte nel "Manifesto" presentato in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, che oggi giunge alla ventesima edizione. La montagna è il naturale e più grande bacino della risorsa idrica, messa a disposizione dell'intera collettività.

«L'acqua è il primo e assoluto "bene comune" da gestire con particolare attenzione - spiega il presidente dell'Uncem Piemonte Lido Riba - E' però grazie alla forza di gravità che l'"oro blu" scende a valle e può essere pompata naturalmente nelle case o essere utilizzata per produrre energia elettrica. Nessuna legge dello Stato oggi riconosce questo ruolo dei territori montani. Ci pare assurdo. Per noi l'acqua comporta dissesti, deve essere veicolata attraverso opere speciali, e il territorio deve ricevere un adeguato ritorno economico e sociale per l'uso della materia prima della quale è il bacino principale. Negli anni si sono sedimentati una serie di interessi che hanno via via dimenticato il territorio. Se le dighe costruite negli anni Cinquanta garantirono migliaia di posti di lavoro, oggi gli impianti per la produzione energetica dall'acqua, non danno alcun reddito al territorio montano. Non possiamo accettarlo. Come non possiamo permettere che a fronte di business miliardari di imprese che hanno guadagni simili a quelle dei petrolieri arabi, di concessioni idroelettriche estese senza gara per ulteriori decenni, di bandi creati su misura per i big player del settore, il territorio riceva poche briciole: solo 20 milioni di euro, a fronte di 1 miliardo di gettito annuo. Tutto va ridiscusso. Con le imprese e con le Regioni. Ma anche con le Province che autorizzano nuovi impianti. Cosa chiediamo? Il 15 per cento del gettito dell'idroelettrico: 150 milioni di euro, con i quali la montagna può vivere senza alcuna altra assistenza da parte di Stato e Regione, ma soprattutto può creare modelli di sviluppo (gli esempi in Europa non mancano) capaci di generare nuovi posti di lavoro e fermare lo spopolamento. Potremmo mettere un argine a business milionari a scapito della collettività, dimenticando che l'acqua è un bene collettivo e come tale va gestito. Le imprese continuerebbero a godere comunque dell'alta redditività della produzione. L'Uncem e le Comunità montane piemontesi sono i soggetti naturali che possono agire per cambiare radicalmente il vecchio paradigma, invertirlo, a beneficio delle 800mila persone che vivono nelle Terre Alte».

«Il Piemonte - sottolinea Enrico Borghi, presidente nazionale dell'Uncem - è ancora una volta l'apripista di una sfida radicale dal quale passa il futuro della montagna italiana, dove si produce il 17% del Pil del Paese. La nostra azione apre uno squarcio sulle carenze della politica nel definire il corretto rapporto tra risorse naturali e territori dove queste vengono prodotte. Rifkin descrive la fase attuale come quella della terza rivoluzione industriale, ma sappiamo bene che l'apparato legislativo è rimasto quello della prima rivoluzione. Ecco perché chiediamo con forza di ridefinire le regole del gioco, dove il territorio abbia un ruolo fondamentale. Il Governo ha annunciato una Carbon tax per incentivare la produzione di energia rinnovabile, dove ci auguriamo vengano considerati la filiera corta e gli impianti di piccola taglia. E' urgente un focus sul rinnovo delle concessioni idroelettriche, sulle quali oggi non ci sono norme per le nuove gare. E' evidente che va stabilito come i territori e gli enti locali stanno in questo processo. Non possiamo accettare proroghe automatiche e bisogna definire cosa intendiamo per "compensazioni ambientali" di ciascun impianto. Ulteriore tema che poniamo oggi, nella Giornata Mondiale dell'Acqua, è il ruolo delle municipalizzate e in che quadro queste stiano nel rapporto città-montagna. Non si può rimandare la vera riconciliazione tra utilizzatori della risorsa idrica e il territorio, dunque tra la domanda e l'offerta. Non a caso, Torino è stata definita "città capitale delle Alpi": da qui deve essere riequilibrato il legame tra città consumatrice e montagna produttrice. Posso assicurare che l'Uncem porterà a tutti i tavoli queste istanze. Ce lo chiedono il territorio montano e il sistema economico del nostro Paese».

Uncem
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