CENTRALE A BIOMASSE DI CHIUSA PESIO: IMPORTANTE IL DIALOGO AVVIATO CON I CITTADINI

Presentata la bozza di progetto in Consiglio comunale
Una piccola centrale a biomasse con la tecnologia della pirogassificazione

Nella serata di venerdì 7 marzo, a Chiusa di Pesio è stato presentata la bozza di progetto della centrale a biomasse che l'Amministrazione comunale - grazie all'impegno di Comunità montana delle Alpi del Mare, Uncem Piemonte, Ipla, operatori forestali, aziende del territorio, produttori di tecnologia - ha ipotizzato di realizzare sul territorio comunale. Un progetto simile a quelli avviati in quindici altre realtà territoriali montane del Piemonte, per valorizzare una tra le principali risorse delle Terre Alte - il legno appunto - con una corretta e nuova gestione del patrimonio forestale e le migliori tecnologie disponibili sul mercato.

Il progetto nasce - a livello scientifico - quattro anni fa, grazie allo studio realizzato dall'Uncem e dall'Ipla (Istituto regionale per le piante e per l'ambiente) per lo sviluppo della filiera-legno e la creazione di piccole centrali con la tecnologia della gassificazione. Tra queste ipotesi, nel cuneese, vi erano Entracque, Paesana e Chiusa Pesio. Da allora, il percorso ha interessato una serie di investitori privati, disposti a realizzare (con le loro disponibilità finanziarie) gli impianti, senza impegno economico per gli enti locali. Piccole strutture, con impianti di piccola taglia, capaci di produrre energia elettrica (da vendere al Gestore nazionale dei Servizi elettrici, il Gse) ed energia termica, utilizzabile per riscaldare alcuni edifici, pubblici e anche privati grazie a brevi reti di teleriscaldamento. Alcuni dati: l'impianto cogenerativo ipotizzato a Chiusa di Pesio potrebbe avere potenze di circa 400 chilowatt elettrici (potenza nominale) e di altrettanti 500 chilowatt termici. Utilizzerebbe, gassificando il legno (e non bruciandolo) circa 3.500 tonnellate di legno al 30 per cento di umidità l'anno (le ceneri bianche, sono sempre inferiori al 2 per cento); le ore di funzionamento annue sono circa 7.500. La gassificazione del legno ha rendimenti superiori alla combustione e ancor più bassi livelli di emissioni, usando nei motori il gas prodotto dal legno (scaldato a temperature attorno ai 1.500 gradi centigradi) e riutilizzando il cascame termico, in parte per essiccare la biomassa (è impossibile tecnicamente impiegare prodotti diversi dalla biomassa legnosa cippata e vagliata) in parte per il riscaldamento a rete. Tutti gli impianti (sia quelli a gassificazione, sia quelli a combustione) hanno parametri emissivi di gran lunga inferiori ai limiti nazionali, ancor più ferrei nelle Province di Cuneo e Torino. Le Province sono infatti i soggetti autorizzativi degli impianti, le quali richiedono, ai proponenti, tutti i dati relativi all'impianto, ma soprattutto tutti i dati e i luoghi relativi all'approvvigionamento della materia prima, che deve essere recuperata all'interno della filiera corta, cioè in meno di 50 chilometri dall'impianto. Fondamentale, per l'Uncem e per tutti gli enti locali, portare gli impianti alla biomassa ed evitare le grandi strutture che sarebbero costrette a "importare" il legno, non potendolo reperire sul territorio. Ed è altresì indispensabile remunerare adeguatamente i proprietari dei boschi e gli operatori forestali che effettuano i tagli, garantendo la riconversione e il miglioramento della filiera forestale, con cicli di venticinque anni (la vita media di una pianta).

Secondo le stime effettuate dall'Uncem, un impianto a gassificazione di piccole dimensioni (di 400 chilowatt, insediabile in 200 metri quadrati, con un'altezza di quattro metri) crea 10 posti di lavoro nella filiera, oltre a un addetto all'impianto. Un vettore economico molto importante per la montagna, da sempre interessata dal drammatico fenomeno dello spopolamento e dalla difficoltà di creazione di nuove imprese. Il legname, conferito all'impianto e alla "piattaforma" di gestione collegata, potrebbe essere pagato 80 euro la tonnellata: un prezzo molto più alto rispetto ad altri impianti termici già presenti in Piemonte e in altre Regioni d'Italia. Questo grazie agli incentivi nazionali per la produzione di energia elettrica da biomasse (come per le altre fonti rinnovabili), che permettono di vendere il chilowatt elettrico al Gse a 0,28 euro al chilowatt.

Ma quanto legno vi è a disposizione sul territorio? Solo dall'area della Bisalta (Chiusa di Pesio, Beinette, Boves, Peveragno e Pianfei), vi sono 11,475 ettari di bosco, di cui 4.497 oggi accessibile (servita da viabilità), in parte pubblici (272 ettari) e in parte privati (4.225). Il 64 per cento di questi boschi sono di castagno, seguiti dalle faggete. Ogni anno, con una corretta gestione, dall'area della Bisalta si potrebbero estrarre 7.119 tonnellate di legno, in grado di alimentare un impianto a gassificazione di biomassa di circa 700 chilowatt, quasi il doppio di quello ipotizzato finora a Chiusa di Pesio. Questi numeri naturalmente crescono se alla Bisalta si uniscono le Valli Gesso e Vermenagna.

Alta efficienza e prezzi della materia in grado di far ripartire - con una piattaforma e una gestione forestale adeguata - un settore finora assopito. In Piemonte vi sono 900mila ettari di foreste, con 20milioni di quintali prelevabili l'anno grazie a una corretta gestione della filiera forestale. Utilizzarli in una serie di piccole centrali a biomasse, permetterebbero di ricavare 150 milioni di euro dalla vendita di energia elettrica, 30 milioni dall'energia termica, con 350 milioni di euro di nuovi investimenti (in montagna) e oltre 2.000 nuovi posti di lavoro. L'Uncem Piemonte ha sempre garantito la massima disponibilità a illustrare sul territorio - con gli amministratori locali, gli operatori forestali e i produttori di tecnologia, presenti anche nel Cuneese - il funzionamento degli impianti e le ipotesi di costruzione della filiera del legno, grazie a nuovi consorzi di proprietari, superamento della lottizzazione, unione delle proprietà pubbliche. Un lavoro che le Comunità montane stanno già svolgendo grazie alle competenze assegnate dalla legge 19 del 2008 in materia di energie rinnovabili (green economy) e di forestazione.

«Il Piemonte, con i suoi 900mila ettari di foreste, è la Regione italiana che potrà delineare il migliore percorso nello sviluppo della filiera legno-energia. Il programma avviato per la valorizzazione del legno delle vallate alpine e appenniniche è sicuramente un modello per tutto il territorio nazionale», evidenzia Lido Riba, presidente Uncem Piemonte. Produrre calore ed energia elettrica dal legno attraverso la tecnologia della gassificazione rappresenta un modello sperimentato con successo in numerose centrali in Austria, Germania e altri Paesi europei, pronto a essere replicato anche nelle Terre Alte del Piemonte. «L'Uncem sta seguendo quindici progetti di piccole centrali (tra i quali Chiusa di Pesio) - spiega Riba - con le Comunità montane e i Comuni, con le aziende private e con gli operatori forestali che si dovranno occupare dell'approvvigionamento della biomasse. Sono tutti anelli che nella catena della filiera devono essere uniti, come richiesto dalla Regione Piemonte e dalle Province». La montagna acquisisce oggi un nuovo ruolo in quanto produttore di risorse e anima della nuova green economy. «Solo così - puntualizza Riba - si valorizzano i beni naturali, i beni collettivi descritti dal Premio Nobel per l'Economia Elinor Ostrom. Con la Giunta e il Consiglio della Regione Piemonte continuiamo un dialogo proficuo attorno a queste grandi opportunità di sviluppo che sapremo valorizzare nel modo migliore a vantaggio dell'intera collettività». 

 

Uncem
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