DAL CAL, IL PARERE SUI DISEGNI DI LEGGE RELATIVI AGLI ENTI LOCALI

L'impegno dell'Uncem per sostenere i Comuni nella gestione associata dei servizi.

Se le Comunità montane dovranno essere trasformate in Unioni montane dei Comuni - come previsto dalla Carta nazionale delle Autonomie pronta ad approdare all'esame del Senato - queste dovranno mantenere le funzioni attribuite dalle leggi 16 del 1999 e 19 del 2008, per lo sviluppo socio-economico delle Terre Alte, dovrà esserci la massima tutela per il personale dipendente e dovranno essere garantite le risorse finanziarie adeguate per l'esercizio delle loro funzioni. Sarà il Consiglio regionale a definire una nuova classificazione dei Comuni montani, collinari, di pianura.

Questi sono i principali emendamenti al disegno di legge 192 (ddl Maccanti) e alla proposta di legge 191 (scritta dal Partito Democratico) che riordinano l'assetto degli enti locali e in particolare dei Comuni, spinti dalle normative nazionali più recenti, a creare nuove reti per la gestione associata dei servizi. «Non possiamo disperdere l'esperienza quarantennale di storia delle Comunità montane e anche delle più recenti Comunità collinari - hanno spiegato Lido Riba e Giovanni Francini, presidente e vice dell'Uncem Piemonte - Oggi è importante creare un anello di congiunzione tra la nostra storia e il nostro futuro. I nostri enti si trovano in una situazione di maggiore solitudine rispetto al passato. Guai a noi non essere coesi». L'Uncem, con l'Anci e la Lega delle Autonomie, ha condiviso una serie di osservazioni ai due articolati che riguardano in particolare i limiti minimi demografici di 5.000 abitanti delle Unioni montane, con l'associazione di almeno otto Comuni contermini, salvo deroghe, che dovranno avere come principi guida l'economicità, l'efficienza, la riduzione della spesa. «Moltiplicare gli attuali enti, funzionanti - aggiunge Riba - è dannoso. Le Comunità montane che si trasformano in una sola unione montana continuano a lavorare, gestendo servizi e sviluppo socio-economico. Dove invece vi sono situazioni complesse, da correggere, saranno le assemblee dei sindaci a esprimere la necessità di divisione. I Comuni hanno la libertà di aderire alle nuove unioni. E possono anche fare le convenzioni, è chiaro, ma queste non sono equiparabili alle unioni. Sono riferite a temi contingenti, con una durata minima, con un Comune capofila e altri collegati. La Regione non può non gestire questo processo, abbandonando gli enti locali. Deve esserci una guida della trasformazione, che va svolta dal Consiglio e dalla Giunta regionale».

«Il ragionamento che abbiamo fatto in questi mesi - sottolineano Riba e Francini - confidiamo possa dare un colpo d'ala all'assetto degli enti locali, capace di rispondere alle leggi nazionali, peraltro spesso confuse e finora incomplete e prorogate, ed essere organizzati con un modello esemplare. Non distruggere il sistema delle Comunità montane, ma garantirne una veloce trasformazione in Unioni montane è una prerogativa condivisa da Uncem, Anci, Lega delle Autonomie. Il Piemonte ha 1.206 Comuni ma ha anche, da quarant'anni, un sistema di gestione associata, non presente in alcun'altra Regione italiana, che per la montagna, in momenti di crisi economica e non, è insostituibile e garante per chi vive e opera nelle Terre Alte».

 

Uncem
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