TAGLI ALLE LINEE FERROVIARIE: LA MONTAGNA PIEMONTESE PAGA IL PREZZO PIÙ ALTO

Trenitalia sopprime storiche linee che raggiungono i paesi alpini. Sindaci e amministratori pronti alla mobilitazione
A rischio molte linee ferroviarie nelle aree montane

 

Dopo uffici postali e ospedali, i nuovi tagli delle linee ferroviarie che dalle città del fondovalle raggiungono i paesi alpini sono l'ennesimo segnale dell'attacco in atto verso i territori montani. Via la Pinerolo-Torre Pellice, la Ceva-Ormea, la Cuneo-Saluzzo-Savigliano e altre tratte storiche nelle Terre Alte. Scelte inaccettabili, condannate dai sindaci e da tutti i residenti nelle aree montane piemontesi, ancora una volta i più penalizzati dalle scelte delle grandi imprese - in questo caso Trenitalia - e dalle forti riduzioni al fondo nazionale (e regionale) per il trasporto pubblico locale. La montagna ne esce ancora una volta distrutta. La mobilitazione dei sindaci, con l'Uncem e le associazioni di pendolari, è già partita. «Ancora una volta - afferma il presidente dell'Uncem Piemonte Lido Riba - una serie di scelte politiche centraliste e incapaci di riconoscere la specificità della morfologia piemontese, vanno drammaticamente a eliminare servizi storici come le linee ferroviarie che attraversano molti Comuni alpini e appenninici. È assurdo e da condannare il comportamento di chi avvalla le scelte di aziende come Trenitalia e di molti politici che considerano le tratte da sopprimere dei "rami secchi". Non si accorgono che quei servizi sono invece tra i pochi segnali di vitalità delle vallate, in molti casi vettore di turismo, ma soprattutto il naturale mezzo di trasporto scelto da tanti pendolari».

L'Uncem condanna la logica dei numeri che negli ultimi due decenni ha fatto saltare progetti di sviluppo moderni e sostenibili concepiti dalle Amministrazioni locali nei Comuni di montagna. «I tagli di servizi - prosegue Riba - sono la via maestra dello spopolamento, dell'abbandono dei territori montani, lasciati a se stessi dalle scelte economiche dei palazzi del potere torinesi e romani. Trenitalia annuncia nuovi investimenti e allo stesso tempo taglia i servizi nelle aree rurali e "a domanda debole", disconoscendo solo per il Piemonte 300mila persone interessate dall'eliminazione delle linee. Ancor più assurda è la sostituzione del ferro con la gomma, dei treni con gli autobus, che andranno a complicare la circolazione sulla rete viaria già strutturalmente compromessa».

Si moltiplicano le azioni contro le soppressioni delle linee da parte dei sindaci dei territori montani, che citano le parole del Premier Mario Monti, quando alcune settimane fa ha chiesto all'ad di Trenitalia Moretti di tagliare "i rami non socialmente secchi". Cosa ben diversa da quella annunciata nei giorni scorsi dall'azienda. Le soppressioni sono anche in aperta contraddizione con le strategie di riequilibrio e di efficientamento del sistema del trasporto pubblico di interesse regionale e locale delineate dall'Unione Europeo. Nel "Libro Bianco" sui trasporti si enfatizza che "la qualità, l'accessibilità e l'affidabilità dei servizi di trasporto assumeranno un'importanza crescente negli anni a venire, anche o causa dell'invecchiamento della popolazione e della necessità di promuovere trasporti pubblici. Le frequenze, la comodità, lo facilità di accesso, l'affidabilità dei servizi e l'integrazione intermodale costituiscono le caratteristiche principali della qualità del servizio". Razionalizzazione, risparmio ed efficientamento non significano solo tagliare: significano invece rendere il servizio più adeguato e rispondente alle necessità, in grado di soddisfare pienamente alle sue funzioni e ai suoi compiti.

Uncem
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