SMAT: UN RAPPRESENTANTE DEI TERRITORI MONTANI E DEI PICCOLI COMUNI NEL CDA. UNCEM: "FONDAMENTALE IL RIEQUILIBRIO TRA CHI PRODUCE E CUSTODISCE LA RISORSA E CHI LA CONSUMA"

Smat deve avere un rappresentante della montagna e dei piccoli Comuni nel proprio Consiglio di Amministrazione. Lo afferma l'Uncem a nome di tutte le Unioni montane di Comuni della Città metropolitana di Torino, in vista della ridefinizione degli organi della società. Un impegno necessario e decisivo per riequilibrare il rapporto tra chi produce e stocca la risorsa idrica e chi la consuma. "La montagna è il bacino naturale dell'acqua, che viene stoccata e protetta - afferma Lido Riba, presidente Uncem Piemonte - Nelle aree urbane si concentrano invece il numero maggiore di utilizzatori. Smat è da decenni una società attenta alle realtà alpine e periferiche, ma questa attenzione deve concretizzarsi oggi nel maggiore spazio proprio per gli Enti locali più piccoli, delle aree interne. Per questo esprimiamo l'opportunità, decisiva e improrogabile, di individuare un rappresentante dei territori montani per l'inserimento nel cda".

Uncem richiama quanto sancito nel "Collegato ambientale", la legge 221 del 2015, la prima legge italiana sulla green economy che ha introdotto il valore dei servizi ecosistemici e la loro remunerazione. L'acqua, il clima, le foreste, il suolo. "Oltre a questo, le nuove frontiere della green economy, degli investimenti per proteggere e valorizzare la risorsa idrica, i principi dell'economia circolare - prosegue Riba - impongono una presenza stabile nelle utilities dell'energia e dell'ambiente di rappresentanti dei territori, voce delle comunità ed espressione dei luoghi dove si producono i beni. Acqua più forza di gravità vuol dire energia e risorsa potabile. Questo è il nostro oro blu.
Ricomporre il divario sociale ed economico tra aree montane e aree urbane passa anche da un riconoscimento politico e istituzionale del decisivo ruolo che i territori montani svolgono. La loro rappresentanza non è un fattore marginale o residuale. Con Smat e gli altri gestori del ciclo idrico Uncem vuole aprire un dialogo serio e concreto, che si basi sulla volontà comune di dare vita, nei territori alpini, alle green communities e alle oil free zones. Queste 'piccole Italie' sono laboratori di innovazione che generano prima di altre aree le risposte alla crisi".

La "questione energetica" e la gestione dei beni collettivi - secondo i modelli espressi dal Premio Nobel per l'Economia Elinor Ostrom - impongono un cambio di rotta, anche a società come Smat che hanno fatto grandi utili non sempre a vantaggio dei territori e con il loro giusto coinvolgimento. Il punto non è solo se l'acqua sia un bene pubblico, ma come chi la gestisce si relaziona con i territori dove si organizzano gli impieghi produttivi del bene stesso. "Cambiamo il paradigma - propone il presidente Uncem -
Al rischio di colonizzazione proponiamo un patto nuovo e anticiclico, nel quale energia e beni ambientali sono fattori di accumulazione di ricchezza che non finisce nelle stesse e poche mani, ma viene ridistribuita e reinvestita in azioni di sviluppo locale, per il mantenimento dei servizi alla popolazione, per l'insediamento di nuove imprese nelle aree interne del Piemonte e del Paese. Partiamo da Smat, da Torino e dalla Città metropolitana, senza perdere ulteriore tempo".


Uncem
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