POSTE NON CHIUDE GLI UFFICI NEI PICCOLI COMUNI. UNCEM: "DECISIVO IL NOSTRO IMPEGNO NEL FERMARE IL PIANO DI TAGLI. ORA POTENZIAMENTO DEI SERVIZI NELLE AREE INTERNE, CON INVESTIMENTI DELL'AZIENDA"


Uncem accoglie con favore la notizia annunciata dall'ad di Poste Italiane Del Fante che stamani ha presentato il piano Deliver 2022, spiegando che non vi saranno chiusure degli uffici postali nei piccoli Comuni entro il 2022. L'amministratore delegato nel Capital Markets Day a Milano ha detto: "L'azienda non chiude più gli uffici postali periferici, nei Comuni con meno di 5mila abitanti. Erano state programmate diverse centinaia di chiusure, ma la motivazione della revoca è legata al fatto che crediamo che l'allargamento progressivo della gamma di prodotti non solo finanziari deve rendere anche quelle filiali sostenibili economicamente, in un momento in cui sia il settore bancario, sia quello assicurativo stano lasciando le realtà locali".

"La notizia è certamente positiva. Ma l'azienda deve fare di più come chiedono da diversi anni i Sindaci e Uncem - spiega il Presidente Uncem Piemonte Lido Riba - Deve cioè intervenire anche nei Comuni dove i tagli sono già stati fatti, dove i servizi di distribuzione sono stati portati a dieci giorni su trenta al mese, dove gli uffici postali sono aperti solo due o tre giorni la settimana, dove i postini vengono sostituiti ogni tre mesi e dove i giornali o le raccomandate non arrivano più. Poste deve riconquistare la piena fiducia degli Amministratori locali". 

Il blocco delle chiusure è certamente legato anche alla forte mobilitazione messa in campo da Uncem e dai Comuni. Come è stata fondamentale la legge Borghi-Realacci sui piccoli Comuni, ove si evidenzia il ruolo importantissimo della rete di uffici postali, capillari e strategici anche nella transizione al digitale, con una chiara Agenda per PA, cittadini e imprese.
 
Uncem ha già proposto all'azienda un piano di interventi condiviso con i territori, in particolare nei Comuni montani dove negli ultimi cinque anni la riduzione unilaterale delle attività, non concertata dall'azienda con gli Enti locali, ha portato sfiducia e rotture. Questo nonostante le zone rurali siano quelle dove Poste raccoglie moltissimi risparmiatori, con picchi altissimi di libretti e conti postali attivi. 
 
Uncem le sue proposte a Poste le ripete oggi, per tutti i Comuni montani: cento Postamat nei centri piemontesi oggi sprovvisti di sportelli bancari, servizi di tesoreria per i Comuni e per le Unioni montane gestiti da Poste Italiane, operatori polivalenti che aprono gli uffici e consegnano la corrispondenza tutti i giorni della settimana, collaborazioni con Pro Loco, associazioni e Amministrazioni locali per portare negli uffici postali servizi nuovi, turistici ad esempio e promozionali del territorio. Ma anche una efficace presenza di Postesull'Agenda digitale piemontese per le Aree interne, che Uncem ha già da tempo presentato a Regione e azienda. "Visto che la Regione ha individuato con Poste quattro aree sperimentali per portare nuovi servizi - commenta Lido Riba - non si perda ulteriore tempo. L'azienda, visti anche i 600 milioni di euro di utili l'anno, investa sue risorse. Non aspetti sia la Regione a trovare risorse. Poste proponga un piano di potenziamento degli uffici e della distribuzione là dove i servizi erano stati ridotti. Così, con il nostro impegno e supporto, potrà riconquistare piena fiducia dei Sindaci e delle Comunità delle aree interne".
Uncem
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