BILANCIO REGIONALE: MONTAGNA DISTRUTTA DA SCELTE IRRESPONSABILI. A RISCHIO 435 POSTI DI LAVORO

È profondamente grave la scelta del Consiglio regionale di non garantire le risorse finanziarie indispensabili per i territori montani e per i soggetti istituzionali riconosciuti dallo Statuto della Regione Piemonte, chiamati a garantire servizi e sviluppo. Ancora una volta, la montagna viene deliberatamente lasciata ai margini delle scelte del Palazzo. È più facile sottrarre le risorse alle aree marginali, che garantire fondi adeguati per il sistema degli enti montani. Il respingimento dell'emendamento al Bilancio di previsione che portava a 18 milioni di euro il "fondo regionale montagna" colpisce drammaticamente i lavoratori, le persone ogni giorno impegnate nelle Comunità montane. I 22 enti non potranno pagare gli stipendi di tutti i 435 dipendenti. Mancano il 30 per cento delle risorse necessarie. Viene contraddetta - per il secondo anno consecutivo - la legge regionale 16 del 1999 che stabiliva per la copertura del "fondo montagna" la destinazione del 20 per cento sul consumo del gas metano.

«Non possiamo accettare un'azione che distrugge il sistema delle Terre Alte - affermano il presidente Uncem Piemonte Lido Riba e il vicepresidente Giovanni Francini - lasciando per strada persone che ogni giorno si impegnano per creare nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico, che garantiscono i servizi alla collettività, che si preoccupano del mantenimento della protezione del territorio. Mille posti di lavoro messi a rischio, compromessi da una scellerata scelta politica, presa con leggerezza e senza tener conto delle chiarissime leggi regionali in materia. L'Uncem non può accettarlo e si muoverà nelle sedi competenti affinché le leggi vengano rispettate e siano finanziate come gli stessi articoli prevedono».

«Riducendo pesantemente il 'fondo montagna' - afferma Enrico Borghi, presidente Uncem nazionale - la Regione Piemonte smentisce se stessa e le leggi che si è data, e scarica pesantemente sui piccoli Comuni montani un peso insostenibile. Questa decisione avrà come conseguenza l'interruzione di servizi essenziali nelle Terre Alte, l'impossibilità di cofinanziare investimenti, la perdita di cospicui fondi europei e in diversi casi la messa in mobilità del personale. Ovvero un colpo pesante alla già fragile economia montana, fatto in nome di una sorta di pregiudizio ideologico. Che dal Piemonte che ha la montagna nel nome arrivino questi segnali di sordita' alle istanze autonomiste e territoriali e' davvero preoccupante. E che vengano colpite le Comunità Montane e i piccoli Comuni che sono stati gli unici enti a diminuire la spesa corrente in questi anni ha il sapore della beffa». 


Uncem
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